Seduta davanti alla finestra guardando la neve cadere lenta, fitta.
Lo sguardo mi cade sulle giacche e i cappelli stesi sui termosifoni, dopo aver giocato tutta la mattina fuori con i bambini mi fermo un momento. La mia mente mi riporta a quando ero piccola. Ricordo perfettamente le emozioni che provavo e come mi facevano sentire quelle giornate di neve. Ero felice, veramente felice! Un po' perché speravo chiudessero le scuole e un po' perché "neve" era sinonimo di divertimento. Mi vestivo in fretta, correvo fuori e mi lanciavo sullo strato di neve morbida. Da lì in poi tutto era permesso: battaglia a palle di neve, sdraiarsi a terra con la lingua di fuori per mangiare più fiocchi possibili, fare l'angelo (che mai sembra un angelo), non sentirsi più le mani per il freddo ma allo stesso tempo sudare ed essere caldi, mia mamma che fa il pupazzo di neve insieme a me, senza cellulare, senza selfie, solo guardandomi negli occhi e giocando. Mi sentivo importante....
Metto da parte quei ricordi e ripenso a cosa ho fatto con i bambini durante la mattinata... in fondo non sono cresciuta cosi tanto: ho sempre le mani gelate e il mio angelo sulla neve assomiglia a un mostro senza testa, non ha niente di angelico.
E' vero che quando si ripensa al passato sembra tutto più bello, ma la mia fortuna è quella di vivere l'intera giornata a contatto con i bambini che ti fanno vedere il mondo con i loro occhi. E in quegli stessi occhi vedi lo stupore delle scoperte che fanno.
Preferisco illudermi e farmi convincere che la neve nasconda la tana di un lupo, invece di pensare che sporchi le scarpe, bagni i vestiti e mandi in tilt il traffico. E' questione di punti di vista!
Le giacche ora sono asciutte, La neve continua a cadere... mi sa che corriamo a giocare sotto alla neve ancora un po'.